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Diretta: Santa Messa 19 marzo 2020

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Santa Messa 15 marzo 2020

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Oggi si festeggia:

san francesco d'assisi pastore e martire

 

Orario (estivo) Celebrazioni
Lunedì 19:00  
Martedì 19:00  
Mercoledì 19:00  
Giovedì 19:00  
Venerdì 19:00  
Sabato 19:00  
Domenica

09.30

 
* le variazioni sono indicate nel Giornalino

 

Orario (invernale) Celebrazioni
Lunedì 18.00  
Martedì 18.00  
Mercoledì 18.00  
Giovedì 18.00  
Venerdì 18.00  
Sabato 18.00  
Domenica

08:00

09.30

 
* le variazioni sono indicate nel Giornalino

Giornalino

Frase di Papa Francesco

www.libreriadelsanto.it

Citazione Spirituale

Citazione spirituale

libreriadelsanto.it

Santi

Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)
  • [2026-08-09] Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)
    Vergine e Martire, Patrona d'Europa - Patronato: Patrona d'Europa. BIOGRAFIA: Edith Stein, santa Teresa Benedetta della Croce (1891-1942). Nasce a Breslavia, nella Slesia tedesca, il 12 ottobre 1891, undicesima figlia di una coppia di ebrei molto religiosa. Fin dall'infanzia Edith manifesta un'intelligenza vivace e brillante. Subito dopo gli esami di maturità, nel 1911, s'iscrive alla facoltà di Germanistica, Storia e Psicologia dell'università di Breslavia. In questo periodo scopre la corrente fenomenologica di Edmund Husserl (1859-1938) e nel 1913 si trasferisce all'università di Gottinga per seguirne le lezioni. Dopo la conversione, segue l'invito di padre Przywara a occuparsi in modo sistematico della dottrina e dell'opera di san Tommaso d'Aquino (1225 ca.-1274), di cui tradurrà in tedesco le Questioni sulla verità. L'incontro con i mistici l'orienta verso la vita contemplativa nell'ordine carmelitano; potrà tuttavia realizzare la propria vocazione solo nel 1933 quando, allontanata dall'insegnamento dall'introduzione delle leggi razziali di Norimberga, non sarà più trattenuta dal suo padre spirituale, dom Raphael Walzer O.S.B. (1886-1966), arciabate di Beuron, che aveva voluto mettesse a frutto, come docente, le sue grandi capacità intellettuali. Alle cinque pomeridiane del 2 agosto 1942, Edith Stein viene prelevata insieme alla sorella Rosa dal monastero, e una testimone la sente dire alla sorella: "Vieni, andiamo per il nostro popolo". Il 7 agosto sono assegnate ad un trasporto in partenza quel giorno stesso per Auschwitz-Birkenau, che giunge a destinazione due giorni dopo. Non è stato possibile stabilire con certezza il momento della morte di Edith dopo l'arrivo ad Auschwitz, ma è probabile che sia stata subito destinata alla camera a gas. Papa Giovanni Paolo II nel motu proprio del 1° ottobre 1999 l'ha proclamata compatrona d'Europa insieme a santa Brigida di Svezia e a santa Caterina da Siena. MARTIROLOGIO: Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith) Stein, vergine dell'Ordine delle Carmelitane Scalze e martire, che, nata ed educata nella religione ebraica, dopo avere per alcuni anni tra grandi difficoltà insegnato filosofia, intraprese con il battesimo una vita nuova in Cristo, proseguendola sotto il velo delle vergini consacrate, finché sotto un empio regime contrario alla dignità umana e cristiana fu gettata in carcere lontana dalla sua terra e nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia fu uccisa in una camera a gas. DAGLI SCRITTI: Dagli scritti spirituali di Santa Teresa Benedetta della Croce. "Ave Crux, Spes unica" "Ti salutiamo, Croce santa, nostra unica speranza!" Così la Chiesa ci fa dire nel tempo di passione dedicato alla contemplazione delle amare sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo. Il mondo è in fiamme: la lotta tra Cristo e anticristo si è accanita apertamente, perciò se ti decidi per Cristo può esserti chiesto anche il sacrificio della vita. Contempla il Signore che pende davanti a te sul legno, perché è stato obbediente fino alla morte di Croce. Egli venne nel mondo non per fare la sua volontà, ma quella del Padre. Se vuoi essere la sposa del Crocifisso devi rinunciare totalmente alla tua volontà e non avere altra aspirazione che quella di adempiere la volontà di Dio. Di fronte a te il Redentore pende dalla Croce spogliato e nudo, perché ha scelto la povertà. Chi vuole seguirlo deve rinunciare ad ogni possesso terreno. Stai davanti al Signore che pende dalla Croce con il cuore squarciato: Egli ha versato il sangue del suo Cuore per guadagnare il tuo cuore. Per poterlo seguire in santa castità, il tuo cuore dev'essere libero da ogni aspirazione terrena; Gesù Crocifisso dev'essere l'oggetto di ogni tua brama, di ogni tuo desiderio, di ogni tuo pensiero. Il mondo è in fiamme: l'incendio potrebbe appiccarsi anche alla nostra casa, ma al di sopra di tutte le fiamme si erge la Croce che non può essere bruciata. La Croce è la via che dalla terra conduce al cielo. Chi l'abbraccia con fede, amore. speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità. Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore, sangue capace di spegnere anche le fiamme dell'inferno. Attraverso la fedele osservanza dei voti rendi il tuo cuore libero e aperto; allora si potranno riversare in esso i flutti dell'amore divino, sì da farlo traboccare e renderlo fecondo fino ai confini della terra. Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore divino e che ti rende capace di spargere ovunque il suo preziosissimo sangue per lenire, salvare, redimere. Gli occhi del Crocifisso ti fissano interrogandoti, interpellandoti. Vuoi stringere di nuovo con ogni serietà l'alleanza con Lui? Quale sarà la tua risposta? "Signore, dove andare? Tu solo hai parole di vita". Ave Crux, spes unica!(Edith Stein, Vita, Dottrina, Testi inediti. Roma, pp. 127-130.)
  • [2026-08-10] San Lorenzo
    Diacono e Martire - Patronato: Città di Roma. BIOGRAFIA: Morto nel 258. La "Passione di san Lorenzo" fu scritta almeno un secolo dopo la sua morte, e di conseguenza non è attendibile. Essa afferma che san Lorenzo, uno dei diaconi di Sisto II, fu messo a morte tre giorni dopo il martirio del papa venendo arrostito su una graticola; la maggioranza degli studiosi moderni sostiene invece che fu decapitato come Sisto II. Lorenzo è però sempre stato tra i più celebri fra i numerosi martiri romani, sia in Oriente che in Occidente. Il suo martirio deve avere prodotto una profonda impressione nei cristiani romani; la sua morte, dice Prudenzio, fu la morte dell'idolatria a Roma, perché da allora essa cominciò a scomparire. Lorenzo fu sepolto sulla Via Tiburtina nel "Campus Veranus" dove sorge la omonima basilica. MARTIROLOGIO: Festa di san Lorenzo, diacono e martire, che, desideroso, come riferisce san Leone Magno, di condividere la sorte di papa Sisto anche nel martirio, avuto l'odine di consegnare i tesori della Chiesa, mostrò al tiranno, prendendosene gioco, i poveri, che aveva nutrito e sfamato con dei beni elemosinati. Tre giorni dopo vinse le fiamme per la fede in Cristo e in onore del suo trionfo migrarono in cielo anche gli strumenti del martirio. Il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero del Verano, poi insignito del suo nome. DAGLI SCRITTI: Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo Fu ministro del sangue di Cristo Oggi la chiesa di Roma celebra il giorno del trionfo di Lorenzo, giorno in cui egli rigettò il mondo del male. Lo calpestò quando incrudeliva rabbiosamente contro di lui e lo disprezzò quando lo allettava con le sue lusinghe. In un caso e nell'altro sconfisse satana che gli suscitava contro la persecuzione. San Lorenzo era diacono della chiesa di Roma. Ivi era ministro del sangue di Cristo e là, per il nome di Cristo, versò il suo sangue. Il beato apostolo Giovanni espose chiaramente il mistero della Cena del Signore, dicendo: «Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3, 16). Lorenzo, fratelli, ha compreso tutto questo. L'ha compreso e messo in pratica. E davvero contraccambio quanto aveva ricevuto in tale mensa. Amò Cristo nella sua vita, lo imitò nella sua morte. Anche noi, fratelli, se davvero amiamo, imitiamo. Non potremmo, infatti, dare in cambio un frutto più squisito del nostro amore di quello consistente nell'imitazione del Cristo, che «patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme» (1 Pt 2, 21). Con questa frase sembra quasi che l'apostolo Pietro abbia voluto dire che Cristo patì solamente per coloro che seguono le sue orme, e che la passione di Cristo giova solo a coloro che lo seguono. I santi martiri lo hanno seguito fino all'effusione del sangue, fino a rassomigliarli nella passione. Lo hanno seguito i martiri, ma non essi soli. Infatti, dopo che essi passarono, non fu interrotto il ponte; né si é inaridita la sorgente, dopo che essi hanno bevuto. Il bel giardino del Signore, o fratelli, possiede non solo le rose dei martiri, ma anche i gigli dei vergini, l'edera di quelli che vivono nel matrimonio, le viole delle vedove. Nessuna categoria di persone deve dubitare della propria chiamata: Cristo ha sofferto per tutti. Con tutta verità fu scritto di lui: «Egli vuole che tutti gli uomini siano salvati, e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4). Dunque cerchiamo di capire in che modo, oltre all'effusione del sangue, oltre alla prova della passione, il cristiano debba seguire il Maestro. L'Apostolo, parlando di Cristo Signore, dice: «Egli, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio». Quale sublimità! «Ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso» (Fil 2, 7-8). Quale abbassamento! Cristo si é umiliato: eccoti, o cristiano l'esempio da imitare. Cristo si é fatto ubbidiente: perché tu ti insuperbisci? Dopo aver percorso tutti i gradi di questo abbassamento, dopo aver vinto la morte, Cristo ascese al cielo: seguiamolo. Ascoltiamo l'Apostolo che dice: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3, 1).(Disc. 304, 14; PL 38, 1395-1397).
  • [2026-08-11] Santa Chiara
    Vergine. BIOGRAFIA: Nata ad Assisi nel 1194, all'età di diciotto anni fu irresistibilmente attratta dall'ideale di povertà cristiana predicato da san Francesco; fuggì di casa e ricevette il velo dallo stesso Francesco, che la fece ospitare presso le monache benedettine di San Paolo ed infine a San Damiano, dve fu fondato il primo convento dell'Ordine sotto la direzione di Chiara. Ella lo governò per quarant'anni e papi e vescovi si recarono a consultarla; in effetti il suo ruolo nella rapida diffusione del movimento fu tanto importante quanto quello dello stesso Francesco. Morì nel 1253 e fu canonizzata due anni dopo al morte. MARTIROLOGIO: Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell'Ordine dei Minori, seguì san Francesco,conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell'estrema indigenza e infermità, permise di essere separata. DAGLI SCRITTI: Dalla «Lettera alla beata Agnese di Praga» di santa Chiara, vergine Rfletti sulla povertà, umiltà e carità di Cristo Felice certamente chi può esser partecipe del sacro convito, in modo da aderire con tutti i sentimenti del cuore a Cristo, la cui bellezza ammirano senza sosta tutte le beate schiere dei cieli, la cui tenerezza commuove i cuori, la cui contemplazione reca conforto, la cui bontà sazia, la cui soavità ricrea, il cui ricordo illumina dolcemente, al cui profumo i morti riacquistano la vita e la cui beata visione renderà felici tutti i cittadini della celeste Gerusalemme. Poiché questa visione é splendore di gloria eterna, «riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia» (Sap 7, 26), guarda ogni giorno in questo specchio, o regina, sposa di Gesù Cristo. Contempla continuamente in esso il tuo volto, per adornarti così tutta interiormente ed esternamente, rivestirti e circondarti di abiti multicolori e ricamati, abbellirti di fiori e delle vesti di tutte le virtù, come si addice alla figlia e sposa castissima del sommo Re. In questo specchio rifulge la beata povertà, la santa umiltà e l'ineffabile carità. Contempla lo specchio in ogni parte e vedrai tutto questo. Osserva anzitutto l'inizio di questo specchio e vedrai la povertà di chi é posto in una mangiatoia ed avvolto in poveri panni. O meravigliosa umiltà, o stupenda povertà! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra é adagiato in un presepio! Al centro dello specchio noterai l'umiltà, la beata povertà e le innumerevoli fatiche e sofferenze che egli sostenne per la redenzione del genere umano. Alla fine dello stesso specchio noterai l'umiltà, la beata povertà e le innumerevoli fatiche e sofferenze che egli sostenne per la redenzione del genere umano. Alla fine dello stesso specchio potrai contemplare l'ineffabile carità per cui volle patire sull'albero della croce ed in esso morire con un genere di morte di tutti il più umiliante. Perciò lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva i passanti a considerare queste cose, dicendo: «Voi tutti che passate per la via, considerare e osservate se c'é un dolore simile al mio dolore!» (Lam 1, 12). Rispondiamo dunque a lui, che grida e si lamenta, con un'unica voce ed un solo animo: «Ben se ne ricorda e si accascia dentro di me la mia anima» (Lam 3, 20). Così facendo ti accenderai di un amore sempre più forte, o regina del Re celeste. Contempla inoltre le sue ineffabili delizie, le ricchezze e gli eterni onori, sospira con ardente desiderio ed amore del cuore, ed esclama: «Attirami dietro a te, corriamo al profumo dei tuoi aromi» (Ct 1, 3 volg.), o Sposo celeste. Correrò, né verrò meno fino a che non mi abbia introdotto nella tua dimora, fino a che la tua sonistra non stia sotto il mio capo e la tua destra mi cinga teneramente con amore (cfr. Ct 2, 4. 6). Nella contemplazione di queste cose, ricordati di me, tua madre, sapendo che io ho scritto in modo indelebile il tuo ricordo sulle tavolette del mio cuore, ritenendoti fra tutte la più cara.(Ed. I. Omaechevarria, Escritos de Santa Clara, Madrid 1970, pp. 339-341)
  • [2026-08-12] Santa Giovanna Francesca de Chantal
    Religiosa. BIOGRAFIA: Santa Giovanna Francesca di Chantal nasce a Digione il 23 gennaio 1572 e muore nel Monastero della Visitazione di Moulins il 13 dicembre 1641. Giovane vedova, madre di quattro figli, il suo temperamento appassionato e generoso l'ha lanciata in una ricerca ardente di Dio. MARTIROLOGIO: Santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal, religiosa: dal suo matrimonio cristiano ebbe sei figli, che educò alla pietà; rimasta vedova, percorse alacremente sotto la guida di san Francesco di Sales la via della perfezione, dedicandosi alle opere di carità sopratttutto verso i poveri e i malati; diede inizio all'Ordine della Visitazione di Santa Maria, che diresse pure con saggezza. Il suo transito avvenuto a Moulins sulle rive dell'Allier vicino a Nevers in Francia ricorre il 13 dicembre. DAGLI SCRITTI: Dalle «Memorie» della religiosa segretaria di santa Giovanna Francesca. L'amore è forte come la morte Un giorno la beata Giovanna disse queste parole di fuoco, che vennero subito fedelmente raccolte: «Figlie carissime, molti dei nostri santi padri e colonne della chiesa, non subirono il martirio: perché - secondo voi - ciò accade?»: Dopo che ognuna ebbe risposto, quella beata madre riprese: «Ed io penso che ciò sia accaduto perché vi è un altro martirio, il martirio di amore, nel quale Dio, mentre sostiene in vita i suoi servi e le sue serve perché si spendano per la sua gloria, li rende insieme martiri e confessori. Io so che a questo martirio - aggiunse - sono chiamate le Figlie della Visitazione, e per disposizione di Dio lo soffriranno le più fortunate, che l'avranno chiesto». Una sorella le chiese come potesse avvenire questo martirio, ed ella rispose: «Dite il vostro totale sì a Dio, e ne farete la prova. Infatti l'amore divino immerge la sua spada nelle parti più intime e segrete dell'anima, e ci separa da noi stessi. Ho conosciuto un'anima, che l'amore ha separato da quanto le era più caro non meno che se i persecutori a colpi di spada le avessero separato lo spirito dal corpo». E noi comprendemmo che parlava di sé. un'altra sorella le chiese quanto potesse durare questo martirio. Rispose: «Dall'istante in cui ci doniamo a Dio senza alcuna riserva, fino al termine della vita. Ma questo vale per le persone magnanime, che, non tenendo nulla per sé, tengono fede all'amore, perché il nostro Dio non intende concedere questo martirio ai deboli, poveri di amore e di costanza, e lascia che conducano la loro vita a passo mediocre, purché non si allontanino da lui; infatti non forza mai la libera volontà». Infine le si chiese se questo martirio di amore potesse uguagliare quello del corpo. «Non preoccupiamoci dell'uguaglianza: tuttavia ritengo che l'uno non ceda all'altro, perché "l'amore è forte come la morte", e i martiri d'amore sopportano dolori mille volte più gravi conservando la vita per fare la volontà di Dio, che se dovessero dare mille vite in testimonianza di fede, di carità, di fedeltà».(Da: Francoise-Madeleine de Chaugy, Mémoires sur la vie et les vertus de sainte J.F. de Chantal, III, 3, 3 éedit., Paris, 1842, pp. 314-319)
  • [2026-08-12] San Gratiliano
    Patrono principale del paese. - Patronato: Bassano Romano (VT). BIOGRAFIA: Giovane martire della Tuscia, convertito da S.Eutizio, il grande evangelizzatore dell'Etruria suburbicaria, subì il martirio nel 269 d.C. sotto l'Imperatore Claudio II. Figlio unico del conte Massimiano, notabile della città di Fàleri (Falerii Novi), resistette a lusinghe e minacce, a suppliche e lagrime, aderendo tenacemente all'amore di Cristo. Tradotto in tribunale e condannato dal magistrato Trasone, fu decapitato fuori della cinta muraria della città, presso il torrente oggi detto Rio Purgatorio. Insieme a lui subì lo stesso martirio la giovane S.Felicissima, cui aveva in prigione ridato la vista, da lui convertita alla fede. I resti mortali dei due giovani, raccolti in un sarcofago bìsomo dal padre di Gratiliano e conservati a lungo nelle catacombe dette di S.Gratiliano presso il suddetto torrente, furono trasferite dal popolo, vessato dai Longobardi, nella più sicura posizione della Falerii Veteres (Civita Castellana), trovando degna collocazione nella nuova chiesa, oggi cripta della maestosa Cattedrale romanica. La reliquia insigne del Capo di S.Gratiliano giunse a Bassano attraverso Capranica nel 1544. Nel luogo boschivo ove rotolò il capo fuori della cassetta portata da un eremita proveniente da Capranica, sorse nel 1546 l'attuale chiesa intitolata al Santo, costruita con il lavoro volontario del popolo bassanese. Nel 1951 i due santi furono dal Vescovo Mons. Roberto Massimiliani, Vescovo di Civitacastellana, dichiarati Patroni dell'Azione Cattolica diocesana. DAGLI SCRITTI: Dagli atti della Passione di S.Gratiliano e Santa Felicissima Il Processo Quanto al sacerdote Eutizio e Felicissima, aveva comandato Trasone ai suoi sbirri: "Prendeteli come potete". Felicissima apprendeva dalla bocca di sacerdote Eutizio la dottrina cristiana o, come si esprime la fonte agiografica, imparava ad amare Cristo. Piombarono all'improvviso le guardie e afferrarono Felicissima, mentre nell'oscurità riusciva a dileguarsi il sacerdote Eutizio, memore del detto evangelico: Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra (Mt.l0,23). Fu trascinata nella prigione dove era rinchiuso Gratiliano, nella cella dei condannati alla pena capitale. Il giorno seguente entrambi furono portati avanti al magistrato, nel foro, per un processo pubblico. L'accusa rivolta a Gratiliano fu di magia e maleficio. Rivolto a Gratiliano, lo riprese: "Dove hai imparato a compiere tali malefìci, per sedurre anche altri?" Precisa calmo Gratiliano: "Questi non sono malefici, bensì benefici di Cristo, il quale non permette che io sia vinto dal diavolo, padre tuo". Sentito menzionare il diavolo, Felicissima insisté con angelico candore: "Perché ti lasci convincere dal diavolo, infliggendo pene ai servi di Dio?" Anche lei si professava con orgoglio serva di Dio: servire Dio, infatti, è regnare. Il magistrato, adirato a tanta audacia, ordinò la frantumazione della loro bocca con una pietra: crudele strumento di supplizio riservato a chi bestemmiasse gli dèi. Intanto il pubblico rumoreggiava indignato a tanta crudeltà. Esaurita la sua pazienza, tagliò corto Trasone, ingiungendo a Gratiliano: "Sacrifica agli dèi e avrai salva la vita". Di fronte ad un ulteriore rifiuto non rimaneva che applicare le leggi in vigore: si doveva procedere alla decapitazione. E' quanto avvenne: comandò che fossero decapitati fuori delle porte cittadine, presso un torrente. E' il Rio Purgatorio, tributario del Treia, che scorre tra Faleri e Civita Castellana. Consegnati ad un drappello di sgherri, furono trascinati sul luogo del supplizio. Commovente la preghiera, l'ultima di due labbra innocenti, un credo ed un testamento insieme, con cui i due martiri chiudono gli occhi a questa vita terrena: "O Signore di tutte le cose visibili e invisibili, che hai inviato l'unico tuo Figlio il Signore nostro Gesù Cristo, per redimerci dai peccati, degnati ora di mandare il tuo santo Angelo ad accogliere in pace le nostre anime e portarci al tuo cospetto, tu che sei benedetto nei secoli. Amen". Il Martirio La mannaia del boia, guizzando con sinistri bagliori, chiuse per sempre la loro bocca, spense la loro voce. Il martirio è il sigillo della fede. Non vi è prova più chiara e convincente di amore, come ha detto lui stesso: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv. 15,14). L'amico indimenticabile, per cui valeva la pena deporre la vita era lui, Cristo stesso. Con brevi tocchi di penna descrive il biografo quei momenti supremi: senza reagire, disteso il collo, "il Beato Gratiliano e la Beata Felicissima furono subito decapitati dai carnefici del diavolo". Sangue, candido come la neve, sgorgò dal collo grondante di Gratiliano: candore niveo, splendente come le vesti di Cristo sul Tabor: sono trasfigurati nel Cristo risorto. In quello stesso giorno, il padre di Gratiliano, ammirato della forte tempra di carattere del figlio, tratto tipico di famiglia, comprava quel campo inturgidito dal sangue del figlio, sito in contrada Maulano e lo intitolò campo di Gratiliano; ivi dette commossa sepoltura alle spoglie del martire. Era il 12 agosto 269 dell'era volgare. Erano trascorsi tre giorni dalla sepoltura, quando, a somiglianza di quanto avvenne presso il sepolcro di Cristo, apparvero insieme a due giovani in bianche vesti nel silenzio della notte, ai genitori di Gratiliano, rassicurandoli festosi: "Guardate vostro figlio sano e salvo per virtù del Signore nostro Gesù Cristo. Non ci piangete come morti, poiché siamo uniti al coro dei santi Apostoli e Martiri, mentre la mia sorella Felicissima è presso la Regina Madre del Signore Nostro Gesù Cristo". Alla testimonianza il martire Gratiliano aggiunse una profezia di consolazione per la chiesa locale: "Vi annuncio la pace che è stata concessa alla Chiesa di Dio; in questo stesso mese sarà messo a morte Trasone, nemico dei cristiani, ucciso da Claudio Cesare". Un passato prossimo che ha valore di futuro profetico, cioè di un futuro già visto come realizzato. Ha lasciato ai suoi genitori una dolce consegna, che è per noi un testamento: "Non mi piangete come morto, ma credete nel Signore Gesù Cristo, che può donarvi il perdono di tutti i peccati e concedervi la vita eterna ".

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