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Liturgia della Parola

  1. Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo sta scritto: Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma che significa la parola "ascese", se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose. È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l'inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell'errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
  2. Quale gioia, quando mi dissero: "Andremo alla casa del Signore". E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! Gerusalemme è costruita come città salda e compatta. Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore. Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore. Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore. Salgono, secondo la legge d'Isreale, per lodare il nome del Signore. Salgono, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i seggi del giudizio, i seggi della casa di Davide.
  3. In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».
  4. Il soggetto del nostro timore non deve essere il piccolo numero degli eletti, ma i peccati che ci impediscono di appartenere a questo numero. Non sarete condannati perché siete stati rimproverati, ma perché avete vissuto male. (...) Occorre temere, e sempre temere, ma di quel timore che porta saggezza, non di quello che porta ad arrendersi e a disperare. E' difficile mantenere gli uomini in una giusta attitudine. O non temono affatto, o temono troppo, o temono a sproposito. Arrivano al punto di stravaganza di temere che la loro disgrazia viene da Dio, sorgente di tutti i loro beni, che vuole la loro salvezza. Tutto quanto ha fatto non li ha ancora persuasi che non desidera altro che salvarli. Eppure è un articolo della fede che Dio vuole salvarci tutti e che possiamo salvarci tutti se lo vogliamo. Vediamo la porta del cielo, e se non la vedessimo, Dio non sarebbe ragionevole di comandarci di entrarvi. Noi vediamo, di più, benissimo, ciò che entra per questa porta e quanto occorre fare per entrarvi. Perciò, a chi tocca che ci entriamo? A Dio o a noi?

Oggi si festeggia:

san francesco d'assisi pastore e martire

 

Orario Celebrazioni
Lunedì 18.00  
Martedì 18.00  
Mercoledì 08.30 *suscettibile di variazioni
Giovedì 18.00  
Venerdì 18.00  
Sabato 18.00  
Domenica

09.30
18.00

 
* le variazioni sono indicate nel Giornalino

Giornalino

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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