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Liturgia della Parola

  1. In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati, disse: "Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini. Qualche tempo fa venne Tèuda, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s'erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anch'egli perì e quanti s'erano lasciati persuadere da lui furono dispersi. Per quanto riguarda il caso presente, ecco ciò che vi dico: Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!". Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero fustigare e ordinarono loro di non continuare a parlare nel nome di Gesù; quindi li rimisero in libertà. Ma essi se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù. E ogni giorno, nel tempio e a casa, non cessavano di insegnare e di portare il lieto annunzio che Gesù è il Cristo.
  2. Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario. Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.
  3. in quel tempo, Gesù andò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.
  4. Nel pane eucaristico riceviamo la moltiplicazione inesauribile dei pani dell'amore di Gesù Cristo, abbastanza ricco da saziare la fame di tutti i secoli, e che vuole così mettere anche noi al servizio di questa moltiplicazione di pani. I pochi pani della nostra vita possono sembrare inutili, ma il Signore ne ha bisogno e li chiede. I sacramenti della Chiesa, come la Chiesa stessa, sono il frutto del chicco di grano che muore (Gv 12,24). Per riceverli dobbiamo entrare nell'azione da cui essi stessi provengono. Azione che consiste nel perdere se stessi, senza la quale non possiamo trovarci: “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Mc 8,35). Questa parola del Signore è la formula fondamentale di una vita cristiana...; la forma caratteristica della vita cristiana viene dalla croce. L'apertura cristiana al mondo, di cui tanto ci si vanta oggi, può trovare il suo vero modello solo nel costato aperto del Signore (Gv 19,34), espressione di un amore radicale, l'unico capace di salvare. Sangue e acqua sono usciti dal costato trafitto di Gesù crocifisso. Ciò che, a prima vista, è segno della sua morte, del suo fallimento più totale, costituisce nello stesso tempo un nuovo inizio: il Crocifisso risorge e non muore più. Dalle profondità della morte sorge la promessa della vita eterna. Sopra la croce di Gesù Cristo splende già la luce vittoriosa del mattino di Pasqua. Ecco perché vivere con lui nel segno della croce è sinonimo di vivere nella promessa della gioia pasquale.
  5. In quei giorni, le guardie condussero gli apostoli e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote cominciò a interrogarli dicendo: "Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo". Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui". All'udire queste cose essi si irritarono e volevano metterli a morte.

Oggi si festeggia:

san francesco d'assisi pastore e martire

 

Orario (estivo) Celebrazioni
Lunedì 19:00  
Martedì 19:00  
Mercoledì 19:00  
Giovedì 19:00  
Venerdì 19:00  
Sabato 19:00  
Domenica

09.30

 
* le variazioni sono indicate nel Giornalino

 

Orario (invernale) Celebrazioni
Lunedì 18.00  
Martedì 18.00  
Mercoledì 18.00  
Giovedì 18.00  
Venerdì 18.00  
Sabato 18.00  
Domenica

08:00

09.30

 
* le variazioni sono indicate nel Giornalino

Giornalino

Frase di Papa Francesco

www.libreriadelsanto.it

Citazione Spirituale

Citazione spirituale

libreriadelsanto.it

Santi

Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)
  • [2026-04-13] San Martino I
    papa e martire. BIOGRAFIA: Nacque a Todi, nell'Umbria e ascritto al clero romano, fu eletto alla Cattedra di Pietro nel 649. In questo stesso anno radunò un concilio, in cui condannò l'errore dei monoteliti. Arrestato dall'imperatore Costante nel 653 e condotto a Costantinopoli, fu sottoposto a dure sofferenze. Nel 656 fu fatto partire segretamente per l'esilio a Chersonea in Crimea. Patì la fame e languì nell'abbandono più assoluto per altri quattro mesi, finché la morte lo colse, fiaccato nel corpo ma non nella volontà, nell'anno 656. MARTIROLOGIO: San Martino I, papa e martire, che condannò nel Sinodo Lateranense l'eresia monotelita; quando poi l'esarca Calliopa per ordine dell'imperatore Costante II assalì la Basilica Lateranense, fu strappato dalla sua sede e condotto a Costantinopoli, dove giacque prigioniero sotto strettissima sorveglianza; fu infine relegato nel Chersoneso, dove, dopo circa due anni, giunse alla fine delle sue tribolazioni e alla corona eterna. DAGLI SCRITTI: Dalle «Lettere» di san Martino I, papa Vi scriviamo sempre nel desiderio di portare conforto alla vostra carità e di sollevarvi dalle numerose preoccupazioni che avete nei nostri riguardi e che insieme con voi hanno tutti i santi e nostri fratelli, prendendosi cura di noi, per amore di Dio. Coloro che abitano in queste regioni sono tutti pagani. Non basta: quelli che hanno preso dimora da queste parti hanno abbracciato i costumi pagani sicché hanno perduto perfino quel senso di amore e di compassione che si portano a vicenda anche i barbari. Sono rimasto fortemente colpito e lo sono ancora, per l'impietosa freddezza di quelli della mia cerchia. Non potevo pensare che anche amici e parenti si disinteressassero di me e non si curassero della mia sorte infelice a tal punto da non voler neppure sapere come mi trovo, se sono ancora vivo o se già morto. Eppure accusatori e accusati, non siamo tutti del medesimo fango e della medesima pasta? Non dovremo comparire tutti davanti al tribunale di Cristo? E con quale coscienza ci presenteremo dinanzi a lui? Forse furono la paura o il timore a spingere quegli uomini a trascurare i comandamenti di Dio. Ma che cosa giustifica tale timore? Di quale alienazione non fu mai causa lo spirito del male! E così fui considerato addirittura il nemico di tutta intera la compagine della Chiesa e loro avversario. Ma Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2, 4). Ebbene allora per l'intercessione di san Pietro stabilisca i loro cuori nella fede ortodossa, li renda fermi contro ogni eretico o nemico della nostra Chiesa. Dia forza specialmente al pastore che ora li governa. Sicché senza cedere in alcun punto anche minimo e senza piegare in alcuna parte anche secondaria, conservino integra la fede professata per iscritto dinanzi a Dio e agli angeli santi e, per questo, possano ricevere insieme a me, poveretto, la corona della giustizia e della fedeltà dalle mani del Signore e salvatore nostro Gesù Cristo. Il Signore stesso avrà certo cura di questo mio povero corpo secondo che a lui piacerà disporre o lasciandomi fra continue sofferenze o concedendomi anche qualche piccolo conforto. Il Signore è vicino, di che cosa devo preoccuparmi? Spero che nella sua misericordia non tarderà a porre fine a questa mia condizione nel modo che egli crederà. Salutate tutti i vostri cari nel Signore e tutti coloro che per amore di Dio hanno avuto compassione delle mie catene. L'Altissimo con la sua potente mano vi protegga da ogni tentazione e vi salvi nel suo regno.

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